Time Out

〈tàim àut〉 locuz. ingl. (propr. «tempo fuori [dal computo cronometrico]»), usata in ital. come s. m. – Nella pallacanestro, interruzione del gioco concessa dall’arbitro – in un momento in cui la palla sia ferma – su richiesta dell’allenatore di una delle due squadre che intenda effettuare la sostituzione di uno o più giocatori o discutere con la squadra eventuali varianti tattiche (ogni allenatore può richiederne due per ogni tempo, della durata massima di un minuto, durante il quale il cronometro viene bloccato fino alla ripresa del gioco); per analogia, il termine è usato anche per indicare le sospensioni di gioco (due, della durata massima di 30 secondi, per ogni set) ottenibili da parte di ogni squadra nella pallavolo (dove in effetti non c’è un calcolo cronometrico della durata dell’incontro). [Enciclopedia Treccani]

Nel corso del 2024 ho seguito Alessia, Francesca, Linda, Marta, Mia e Tecla, compagne di pallavolo sin da bambine, nei tempi di pausa dal gioco. Marta si toglie un orecchino a forma di fungo, le rimane l’impronta sul lobo dell’orecchio. Cosa succede in quel tempo? Mi domando se contenga di più un tempo pieno d'azione o quello in cui tutto sembra immobile. Questo lavoro nasce dal permesso di abitare, insieme a loro, questo spazio.

È il time out.
Massimo trenta secondi.

Fino a un attimo prima ridevano, e adesso no.
Adesso sono dentro qualcos'altro.

Che non è il gioco.
È un posto in mezzo che non ha nome.

E quando le guardo, ferme così,
viene da pensare che forse è proprio lì,
in quel posto lì che non si chiama,
che succede qualcosa.
Ma non si vede ancora.

[Dagli appunti presi durante l’osservazione, 2024]